Enfilade

New Book | Schenau (1737–1806)

Posted in books by Editor on January 18, 2018

From Imhof:

Anke Fröhlich-Schauseil, Schenau (1737–1806): Monografie und Werkverzeichnis der Gemälde, Handzeichnungen und Druckgrafik von Johann Eleazar Zeissig, gen. Schenau (Petersberg: Imhof, 2018), 640 pages, ISBN: 978  373190  5684, 78€ / $135.

Das Werk des Malers Johann Eleazar Zeißig, gen. Schenau (1737–1806), erhielt lange Zeit auch von der Kunstgeschichte nur wenig Aufmerksamkeit; dabei war er mit seinem in Frankreich entwickelten, empfindsamen Rokokostil zu Lebzeiten in Deutschland und darüber hinaus bekannt und berühmt. In Sachsen hatte er als Direktor der Dresdner Kunstakademie sowie als Leiter der Zeichenschule der Porzellanmanufaktur in Meißen eine einflussreiche Stellung inne. Sein OEuvre umfasst Gemälde, Radierungen sowie zahlreiche Zeichnungen und Aquarelle. Hinzu kommt eine große Zahl von französischen und deutschen Kupferstichen nach Werken von seiner Hand, die im vorliegenden Band in Wort und Bild vorgestellt werden.

Exhibition | Winckelmann and the Capitoline Museum

Posted in books, catalogues, exhibitions by Editor on January 18, 2018

From the Capitoline Museum:

The Treasure of Antiquity: Winckelmann and the Capitoline Museum in Eighteenth-Century Rome
Musei Capitolini, Rome, 7 December 2017 — 22 April 2018

Curated by Eloisa Dodero and Claudio Parisi Presicce

Una mostra per celebrare gli anniversari della nascita e della morte del fondatore dell’archeologia moderna, Johann Joachim Winckelmann (1717–1768)

La mostra Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento intende celebrare gli importanti anniversari winckelmanniani del 2017 (300 anni dalla nascita) e del 2018 (250 anni dalla morte) e si inserisce nel contesto delle manifestazioni europee coordinate dalla Winckelmann Gesellschaft di Stendal, dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma e dai Musei Vaticani. L’esposizione ha una duplice finalità: la prima, offrire ai visitatori il racconto degli anni cruciali che hanno portato, nel dicembre del 1733, all’istituzione del Museo Capitolino, il primo museo pubblico d’Europa, destinato non solo alla conservazione ma anche alla promozione della “magnificenza e splendor di Roma”; la seconda, presentare le sculture capitoline sotto una luce diversa, ovvero attraverso le intuizioni, spesso geniali, del grande Winckelmann.

Arricchita da una selezione di 124 opere e da apparati multimediali realizzati appositamente, il Tesoro di Antichità si sviluppa in tre sedi diverse nell’ottica di una “mostra diffusa”: le Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, le Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e le Sale museali del Palazzo Nuovo.

Negli anni in cui Winckelmann rivoluziona il modo di studiare le testimonianze del mondo antico dando inizio alla moderna archeologia, il modello di museo pubblico rappresentato dal Museo Capitolino si diffonde rapidamente in tutta Europa, segnando la nascita di modalità del tutto nuove di fruizione dei beni artistici: un Tesoro di Antichità non più concepito come proprietà esclusiva di pochi, ma come luogo destinato all’avanzamento culturale della società.

Eloisa Dodero and Claudio Parisi Presicce, Il Tesoro di Antichità: Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento (Rome: Gangemi Editore, 2017), 384 pages, ISBN: 978 884923 5371, 35€.

«Vivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi dove ai nella Roma del Settecento giovani è permesso di studiare, come nel Campidoglio. Qui è il Tesoro delle Antichità di Roma e qui ci si può trattenere in tutta libertà dalla mattina alla sera». È il 7 dicembre del 1755 ed è con queste parole che Johann Joachim Winckelmann (1717–1768) descrive a un amico la sua prima visita al Museo Capitolino. Negli anni in cui Winckelmann rivoluziona il modo di studiare le testimonianze del mondo antico, il modello di museo pubblico rappresentato dal Museo Capitolino si diffonde in tutta Europa, segnando la nascita di nuove modalità di fruizione dei beni culturali: un «Tesoro di Antichità» non più concepito come proprietà esclusiva di pochi, ma come luogo destinato all’avanzamento culturale della società.